ammutinamento a mezza bocca 24 Giugno 2009
Posted by davideprompt in incommestibile ma vero.Tags: 1, ammutinamento, f1, fia, formula, fota, max, mosley, one, rufus
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Ad una settimana da “in principio era la f1ca” la situazione tra FIA e FOTA stenta a restare stabile – prego leggere qui; questo post è quindi obbligatorio. Pare che da una parte o dall’altra qualcuno abbia messo la coda tra le gambe come era logico aspettarsi; certo è che leggendo attentamente l’articolo un’idea di chi abbia ceduto – scusate l’eleganza – ce la si può fare. Esporre qui quella personale dell’autore di questo post non è possibile per ovvi motivi di neutralità, caratteristica che da questo articolo sempre si riscontra in tutti gli articoli al di sotto del livello di rumore termico.
Sorge altresì un interrogativo: trattasi di ammutinamento, seppur parziale? Per delicatezza, non si approfondirà ma si aspetteranno solo ulteriori comunicazioni – si spera – chiaritrici… o semplicemente divertenti. Ops, infine un alone di paraculosità ha circondato l’articolo – chiedo venia.
in principio era la f1ca 18 Giugno 2009
Posted by davideprompt in incommestibile ma vero, sbeffeggio gratuito.Tags: dio, denaro, ferrari, sceneggiata, sceneggiatore, fia, f1ca, fota, foca, contestazione, gioco, bernard, charles, bernie, formula, 1, uno, one, luca, cordero, montezemolo, patto, concordia, toro, rosso, rufus, mosley, march, engineering, ecclestone
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AAA SCENEGGIATORI CERCASI per girare soap opera ispirata alle intricate vicende che da oltre un trentennio coinvolgono la FIA e l’associazione di team e costruttori di turno. Trattasi di avvincente storia in cui carnefici e vittime si sono allegramente alternati e mescolati con frequenza tale da rendere vano ogni tentativo di ordinata memorizzazione da parte di chiunque abbia piacere ed interesse a seguire la Formula 1.
Forse non tutti sanno che…
… in principio era la F1CA. No, F1CA non è il nickname di un teenager su un qualsiasi forum. Trattasi dell’antenata della FOTA, la Formula One Team Association guidata da Luca Cordero di Montezemolo. Pensiero comune – a me e a me stesso – vuole che i fondatori della F1CA (Formula 1 Constructors Association), distratti da irrefrenabile volontà di rompere i coglioni alla FIA, avessero, nel lontano 1974, intitolato la loro associazione con questo stimolante acronimo senza tenere conto delle devastanti conseguenze che la loro leggerezza avrebbe potuto produrre. Subito dopo, colti da cristiana illuminazione, i manager F1CA - adoro scriverlo – modificarono il nome all’associazione in un più diplomatico FOCA (Formula One Constructors Association). Una tragedia.
Lo so, lo so. Dopo questa notizia l’umore è ai minimi storici. Ma la soap è appena alla sua prima puntata, e nulla è stato ancora detto riguardo al management F1CA/FOCA. Difatti tra i fondatori di questa associazione troviamo nientemeno che Bernard Charles Ecclestone – meglio noto come Bernie – e Max Rufus Mosley, due personaggi che evocano nella mente di chiunque proprio la FIA. Perplessi? Sveliamo subito l’arcano. La F1CA/FOCA nacque per difendere gli interessi dei propri associati – principalmente team inglesi tra cui la stessa March Engineering di Mosley – dalla FISA, a sua volta emanazione FIA – ma indipendente – costola sportiva di quest’ultima. Ebbene negli anni a seguire, in particolare tra il 1978 ed il 1981, quel buontempone di Bernie – in quel periodo direttore esecutivo F1CA/FOCA – criticò ed attaccò aspramente FISA fino appunto al 1981, anno in cui venne siglato il Patto della Concordia. Dalla propria il buon Bernie aveva importanti team forti di un consenso popolare che in quegli anni rese la Formula 1 quel pozzo senza fondo finanziario che oggi conoscono tutti. Il Patto della Concordia, alias Bernie-espugna-e-conquista-FIA, fu una per nulla velata sconfitta della giustizia ad opera del Dio Denaro. L’ennesima. Con questo accordo infatti FIA cedeva agli attacchi della F1CA/FOCA che, nel già citato triennio ‘78/’81, portò addirittura alla cancellazione di alcuni Gran Premi ed al boicottaggio di altri; tutto questo, ricordiamolo, con il benestare dei team associati F1CA/FOCA ma soprattutto sotto la spinta di un determinatissimo ed agguerrito Bernie.
Cambio di guardia
A partire da questo evento le carte in tavola cambiarono radicalmente. Bernie passò da maggior contestatore della FIA a vice-presidente della stessa. Nessun essere dotato di pochi grammi di materia grigia avrebbe affidato questo ruolo ad un personaggio del genere, il fatto non si spiega; forse se noi comuni mortali avessimo accesso alla documentazione del Patto – in gran parte riservata – potremmo avere una spiegazione; o forse no.
Nota: la parte finale della frase precedente, “… o forse no”, è necessaria per evitare le accuse di insinuazioni ingiustificate.
In definitiva Bernie uscì da questa vicenda molto rafforzato, e negli anni a seguire il suo potere all’interno della FIA crebbe fino a renderlo immediatamente associabile a questa stessa società.
La storia più recente
Negli ultimi tempi si sta assistendo ad uno scenario simile con personaggi invertiti o cambiati. Dalla parte della FIA abbiamo lo stesso Bernie, da quella dei contestatori invece troviamo la FOTA con in testa Luca Cordero di Montezemolo. Stavolta chi protesta lo fa per le regole poco chiare che cambiano troppo spesso, annullando il vantaggio competitivo di chi investe maggiormente in ricerca e per altri importanti motivi che non verranno discussi in seguito data la complessità della situazione che richiederebbe una trattazione troppo lunga. Oltretutto non si vuole discutere di questioni prettamente tecniche ma più semplicemente ricordare che il buon Bernie, che tramite la FIA prende simpaticamente posizioni categoriche e compie atti incredibilmente antidemocratici, (qui la secca risposta Ferrari e qui quella di Red Bull e Toro Rosso) fino a qualche tempo fa si trovasse in posizione diametralmente opposta a contestare. Questo è il gioco delle parti. Non ci si lamenti, poi, quando si vedono scritte sotto forma di graffiti che rovinano le nostre città tipo “viva la FOTA“, che oltre a rovinare i muri ci rendono nostalgici di un periodo in cui si poteva scrivere “viva la F1CA” senza che nessuno pensasse a male.
Se il lettore ha interesse può sempre approfondire leggendo qui, avrà un quadro più completo della situazione e magari potrà valutare la possibilità di entrare nel gioco delle parti, e rendere questa soap ancor più avvincente.
inaspettate risposte per sottointese domande 15 Aprile 2009
Posted by davideprompt in incommestibile ma vero, sbeffeggio gratuito.Tags: 2.0, amicizia, carità, commento, fastidio, giovani, lavavetro, lega, leghista, nord, orceani, preferiti, razzismo, web, youtube
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Dedicato alle vittime del terremoto in Abruzzo.
UnderNoiseLevel interrompe il silenzio stampa – in rispetto delle vittime dei tragici eventi verificatisi nei giorni scorsi nella zona dell’aquilano – a seguito di un fatto straordinariamente irrilevante ma dal risvolto paraculo, dunque perfettamente il linea con le – basse – ambizioni di questo blog.
Chi vive in grandi centri abitati può incorrere spesso in una situazione fastidiosa: incontrare un lavavetro ad un semaforo che insiste nell’offrire un servizio che nessuno ha richiesto e che non è necessario. Trattasi spesso di immigrati, talvolta sprovvisti di regolare permesso di soggiorno, che cercano in questo modo di procurarsi qualche spicciolo per comprare beni di prima necessità. Questo fenomeno è ed è stato ampiamente discusso in vari contesti, dalla televisione ai giornali passando per tutti gli altri mezzi di comunicazione, suscitando, come spesso accade, l’attenzione della classe politica, quest’ultima sempre pronta a schierarsi laddove si presenti la possibilità di racimolare qualche consenso. A ribadire l’incoerenza di ogni articolo di questo blog faccio presente che non è intenzione dell’autore parlare di lavavetro di seguito, ma solo usare questo argomento come termine di paragone.
Chi propone contenuti sul web spesso lavora, in un modo o nell’altro, affinchè il proprio lavoro diventi il più possibile popolare – leggasi visibilità. In guerra ed in amore, si sa, tutto è lecito; in web 2.0 spero no.
Eppure
Eppure chiunque abbia un accout youtube avrà, molto probabilmente, ricevuto almeno una volta una richiesta di amicizia da parte di un altro utente
- sconosciuto di persona;
- sconosciuto sul web;
- sconosciuto in generale;
- proprietario di un canale sconosciuto;
- proprietario di un canale che non ha contenuti coerenti con quelli del canale dell’utente invitato;
- proprietario di un canale che non ha contenuti interessanti.
Nota: le precedenti caratteristiche possono essere cumulative.
Questa pratica è molto diffusa; così facendo il canale che propone l’invito sarà quasi sicuramente visitato, probabilmente riceverà un’amicizia e sarà commentato, e con un pizzico di fortuna potrebbe anche essere aggiunto ai preferiti. Chi, come l’autore dell’articolo, gestisce un canale da almeno qualche mese, incorre in situazioni di questo genere quotidianamente, dunque l’ennesima richiesta di amicizia da parte di un utente del tipo di cui sopra non dovrebbe suscitare alcuna pulsione sbeffeggiatoria. Per una volta, però, si farà un’eccezione doverosa.
La mia vicenda personale
Oggi, 15 aprile 2009, ricevo l’invito a diventare amico da parte del canale di tale “giovaniorceani“. Questo nome mi ricorda qualcosa… prima di accettare, al solito, visito la pagina ed è a questo punto che le mie mani iniziano a sfregarsi come quelle di un affamato che osserva la manna scendere dal cielo. L’invito è giunto niente meno che da un gruppo di fieri nord-leghisti bresciani che elegantemente fanno presente che i discordanti vengono espulsi e sottolineano un presunto (???) atteggiamento razzista nei loro confronti – osservare prego l’immagine. Invito a cercare nei commenti la mia risposta inaspettata da buon terrone.
Come di consueto, siamo giunti anche stavolta al punto in cui il lettore si domanda cosa voglia dire l’articolo e soprattutto cosa diavolo c’entrino i lavavetro abusivi in tutto questo. Semplice: ricevere richieste di amicizia a caso da parte di utenti youtube è fastidioso; lo diventa ancor più qualora il canale richiedente si faccia portavoce di una ideologia contraria a quella di chi riceve l’invito. Si fa presente che sarebbe stato quasi immediato verificare l’incompatibilità dell’ideologia leghista con la mia semplicemente guardando qualche video o magari leggendo il profilo dell’autore; di conseguenza trattasi di invito casuale. D’altra parte la mia eventuale approvazione dell’amicizia non avrebbe portato grande beneficio alla loro causa, dunque il prezzo del mio fastidio è un piccolo vantaggio per un gruppo di persone che la pensano diversamente da me. Ma osserviamo questa vicenda con gli occhi di un lavavetro, lo stesso lavavetro immigrato – forse clandestino – forse irregolare – forse entrambi – affamato che procura all’automobilista leghista qualche secondo di fastidio: forse le due evenienze provocano lo stesso disturbo, ma senz’altro una delle due può significare qualcosa di vitale per chi si appresta a procurare fastidio.
L’articolo rinuncia alla solita battuta conclusiva sempre nel ricordo delle vittime dello sciame sismico con epicentro a L’Aquila di questi mesi. Non verranno inseriti tag riguardanti questa vicenda volutamente, rinunciando in sostanza a sfruttarla per aumentare la visibilità del blog stesso.
conflitti under noise level 24 Marzo 2009
Posted by davideprompt in incommestibile ma vero.Tags: 2009, 24, allucinogeni, arte, berlusconi, economia, estera, estro, falso, fantasia, funghi, garotta, garottaggio, garrotaggio, garrotta, garrottaggio, interna, marzo, piano casa, politica, preghiera, riflessione, rosario, sacra, silvio, storia, youtube
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Ventiquattromarzoduemilanove.
Esteri. Pare che l’economia mondiale sia destinata a riprendere gradualmente la crescita per il 2010.
Interni. La bozza di testo circolata nei giorni scorsi riguardo al “piano casa” di Berlusconi è un falso.
No. Con questo articolo non si vuole ridurre ulteriormente il numero – già esiguo – di utenti che legge undernoiselevel con un post definitivamente noioso. Piuttosto si vuole invitare ognuno a produre la propria notizia personale a partire da una propria esperienza. In molti si chiederanno: a quale scopo? La risposta a questa domanda è tutt’altro che immediata, dunque verrà esposta nel seguito. A chi, invece, volesse cimentarsi autonomamente nella ricerca della risposta corretta, ricordo che è necessario essere muniti di “innata” fantasia, e che non devono sbirciare nella prossima
risposta non immediata: la vita di un’altissima percentuale della popolazione mondiale è influenzata dalle azioni della restante, quindi piccolissima, percentuale della stessa popolazione. Dunque dal momento che è tutt’altro che semplice desensibilizzare l’andamento della propria vita alle azioni di quei pochi individui, creare notizie di cronaca di cui si è protagonisti potrebbe migliorare snotevolmente l’autoconsiderazione; per non parlare degli effetti benefici sulla propria energia cosmica – l’autore autorizza il proprio garrotaggio da parte del lettore.
Ormai assodato che due categorie di lettori leggeranno questo post (fantasiosi e non), verrà di seguito esposto ai meno estrosi un esempio di storia personale ed insignificante (per gli estranei alla stessa storia) che sta vivacizzando la vita dei suoi protagonisti.
60 dB UnderNoiseLevel
L’esempio non ha bisogno di lunghi e noiosi commenti, si commenta da solo. La storia personale riguarda il “soggetto a“, che posta video su youtube, che un bel giorno si trova a movimentare la vita del “soggetto b“. Attenzione però: questo esempio è più complesso di quello che sembra. Un un vettore di N soggetti interagiscono con la storia postando commenti nei canali dei due protagonisti precedentemente citati.
Si invita il lettore a leggere – e magari apprezzare – la seguente profonda riflessione: quali implicazioni sulla vita altrui può produrre la storia di questi due individui? Forse nessuna. O forse, un giorno, questa storia riempirà i giornali di tutto il Mondo. Sì, nella loro fantasia. Ma intanto ha insegnato qualcosa a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di venire a conoscenza di questa insignificante vicenda. E se qualcuno non fosse riuscito ad apprezzare la riflessione può sempre consolarsi beneficiando, per sole €23,90 spese di spedizione incluse, di una preghiera personale passiva.
idiomi salva tema, temi salva idioma 15 Marzo 2009
Posted by davideprompt in incommestibile ma vero.Tags: attenzione, bilancia, café, censura, colorado, comicità, cuniculus, daniele, divertente, filosofia, flatulenze, giustizia, idioma, ilarità, illegalità, infantile, informazione, italia, linguaggio, live, luttazzi, offesa, opinione, oryctolagus, paraculo, primitivo, satira, stuart, tanenbaum, televisione, tema, zelig
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Dedicare la propria attenzione ad un contenuto sgradevole è senza dubbio fastidioso. Fortunatamente il lettore di UnderNoiseLevel può, in qualunque istante, decidere di dedicarsi ad un’altra attività illegale ponendo fine allo stress procuratogli dai vani tentativi di comprensione delle irriverenti – insignificanti – illazioni; ma cosa c’è di meglio che godere della fragranza delle proprie flatulenze? Ai posteri l’ardua sentenza. Si ricorda, però, che altri fattori possono cambiare le carte in tavola. Dunque lo scenario che si presenta richiama molto da vicino il concetto di bilancia simbolo della giustizia. Qualora il pensiero del lettore non dovesse concordare con la precedente assonanza concettuale la redazione si riserva la facoltà di non prenderne atto e/o considerazione.
Situazioni di questo genere sorprendono l’incauto lettore di un informatico autoproclamatosi simpatico quanto l’utente della scatola audio/video. Nel primo caso su un piatto della bilancia abbiamo allusioni ai rapporti interpersonali e deliranti racconti di filosofi affascinati dall’oryctolagus cuniculus – garantisco; questa volta l’esigenza di superare un esame – l’altro piatto della bilancia – giustifica l’accanimento del lettore a non cambiare l’oggetto delle proprie attenzioni. Questa situazione offre, tra l’altro, uno spunto per interessanti – troppo per questo blog – riflessioni sul legame tempo-denaro. Il secondo caso è del tutto analogo al primo, e si potrebbero citare numerosi esempi. Ma con questo articolo ci si vuole soffermare su un altro aspetto che risalta quando si parla di programmazione televisiva: il fatto che qualcuno possa impedire di prestare la propria attenzione a quello che si vuole solo perchè è divertente e contemporaneamente interessante. Non sarà di certo su questo blog che avrete sentito parlare per la prima volta dell’incompatibilità – in televisione – di satira ed informazione. Ma, al solito, l’argomento verrà trattato con piglio paraculo, portando a conclusioni paradossalmente ed inaspettatamente coerenti con il tema in esame.
Lo scenario comico nella televisione italiana è dominato da pochi programmi, se escludiamo le varie brevi incursioni in trasmissioni di altra natura. Sicuramente molti apprezzeranno questi programmi e la comicità trasmessa dai personaggi che vengono proposti; ma qualcuno avrà notato che suddetti programmi altro non sono che “fornitori di risate” più che programmi satirici: si cerca di divertire lo spettatore tramite parodia chiassosa e rumorosa, fatta di esaltazioni comportamentali che provocano ilarità primitiva, infantile. Probabilmente nessuno troverà nulla di male in tutto questo, ma a ben vedere la cosa è piuttosto offensiva: la televisione, in un modo o nell’altro, è pagata da chi la osserva. Dunque ci si aspetterebbe di beneficiare di contenuti proporzionati al prezzo pagato, cosa che, come evidenziato poc’anzi, non accade. Ma come mai lo spettatore continua a vedere questi programmi? Cosa lo spinge in questa direzione? La risposta è semplicissima: la televisione stessa. La comicità fatta di argomenti viene semplicemente bandita per comodità, dunque il telespettatore viene educato alla comicità futile semplicemente continuando a propinargliela. Di questo passo la corrente opinionistica della massa impedisce all’individuo di prendere atto della mediocrità della comicità proposta, aspetto che dovrebbe essere fondamentale in un programma di questo genere. Ma non meravigliate, abitiamo in un paese a forma di scarpa.
Lettore che reclami la conclusione dal retrogusto paraculo, il prossimo paragrafo è dedicato a te.
Quanto scritto fino a questo momento potrebbe apparire come una serie di illazioni senz’altro irriverenti ma anche insignificanti, troppo, persino per questo blog. In realtà, invece, è esattamente come sembra. Infatti la conclusione dell’articolo serve solo per suggerire un diverso uso del mezzo televisivo: strumento per la classificazione di comici secondo l’informazione trasmessa. L’utilizzo di questa nuova funzionalità è semplice: si trasmettono gli spettacoli di un comico ad orari fissi; il tempo (misurato in secondi) che intercorre tra l’inizio della trasmissione e la censura del comico stesso è inversamente proporzionale all’informazione trasmessa. Questo risultato è interessante almeno quanto paraculo è il ragionamento che porta ad esso; infatti se a diversi gradi di informazione trasmessa si associano diversi linguaggi con un gioco di manipolazione fin troppo semplice, sarà facile trovare l’idioma comico ideale con cui generare il tema che minimizza la possibilità di censura televisiva.
Comprendo la vostra perplessità e – al solito – proseguo compiaciuto con la mia sopravvivenza.
quella dannata h 3 Marzo 2009
Posted by davideprompt in sbeffeggio gratuito.Tags: agusta, honda, husqvarna, moto, motociclette, motocicli, motorcycles, mv, usato
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Ad un anno e mezzo circa dalla cessione di Husqvarna Motorcycles a BMW da parte di MV Agusta Spa, una notizia inaspettata e shockante: complice una “H” su parafanghini e libretto di uso e manutenzione, Honda ha acquisito il controllo dell’azienda di origine svedese.

Già è possibile trovare alcuni esemplari usati di motocicli Husqvarna prodotti dopo la cessione di quest'ultima a Honda.
attenuante quasi generica 24 Febbraio 2009
Posted by davideprompt in incommestibile ma vero, sbeffeggio gratuito.Tags: 9, accusa, aggregator, approssimazione, attenuanti, audi q5, coerenza, difesa, divertente, elkann, fratello, grande, ingegneria, intelligenza, lapo, lesbica, marchionne, mari, nazista, paolo, pressione, processo, prostituzione, qi, rss reader, secrezioni, sergio, sfera, volontà
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L’impossibilità di approssimare qualsiasi oggetto ad una sfera è una limitazione troppo stringente per permettere una vita serena ad ogni ingegnere il quale spesso, soverchiato dall’entità infinitesima della propria volontà, lascia che gli eventi evolvano autonomamente a meno di clamorosi ripensamenti nel caso in cui Δp negativi vengano applicati al suo membro; converrete che questo non è un comportamento coerente, ma sicuramente comprensibile e giustificabile quasi quanto quello di un individuo durante quei 5 minuti di Grande Fratello 9. Non v’è dubbio, però, che sia molto meno divertente.
Sarà capitato a molti di passare un fine settimana lontani da ogni fonte di informazione e poi accendere il computer, controllare la posta, verificare che su UnderNoiseLevel non siano stati scritti nuovi articoli ed infine accorgersi che sono successe molte cose importanti. Ebbene se non vi è capitato non preoccupatevi: se leggete su questo blog non siete così intelligenti da accorgervi che è successo qualcosa di importante e quindi di nulla vi sareste accorti anche se foste restati tutto il fine settimana incollati dietro un computer ad aggiornare ogni 5 minuti il vostro Aggregator. Ma per fortuna oggi un ingegnere a caso ha motivo per avere più di un clamoroso ripensamento, dunque ricorderà nelle prossime righe cosa vi siete persi in questi giorni. Oh si, lo farà.
Mentre qualcuno stupisce per l’innata propensione alla previsione di eventi infausti e per i tentativi meno brillanti di porre rimedio ai suddetti eventi, un suo elegante proto-collega (licenza poetica) mostra il fianco prestandosi come oggetto per facili moralismi. Ma il “qualcuno” di cui si parla è già stato sbeffeggiato in precedenza su questo blog, dunque appare più urgente concentrare l’attenzione sul secondo soggetto di cui sopra. Annoiati? Niente paura: quanto si va ad evidenziare è talmente banale da potersi esprimere in poche righe. Ma è doveroso avvertire che le righe di testo potrebbero aumentare a dismisura, linearmente con il numero di orgasmi psico-fisici multipli procurati all’autore nel deridere il campione di coerenza in questione. Con l’affetto proprio di una mamma nei confronti di una figlia prostituta, lesbica e nazista, l’autore limiterà le illazioni nella speranza di ricevere riconoscenza – ringrazio anticipatamente.
Se qualche lettore sta già annaspando nel tentativo di trattenere le proprie secrezioni dopo aver appreso che Lapo Elkann guida teutonico, potrebbe produrre epiche eruzioni alla lettura di Repubblica del 26 agosto 2005. Prontamente il Presidente della Repubblica ha annunciato che si terrà un minuto di silenzio per ricordare la morte della coerenza. Nella speranza di non aver dato l’impressione di aver condotto un processo a senso unico in cui è presente l’accusa ma non la difesa, si invita ogni malcapitato navigatore a proporre nei commenti attenuanti non banali – quali un basso QI del processato.
l’amara storia di ferdinando antonio 3 Febbraio 2009
Posted by davideprompt in convergenze parallele, sbeffeggio gratuito.Tags: 550, 928, Anton, boxter, carrera, cayenne, cayman, centrale, credenze, culto, denaro, diesel, dignità, dio, economia, ferdinand, filosofia, gt, motore, motori, popolari, porsche, posteriore, religione, ridicolo, sbalzo, Scientology, Soldi, spyder, tradizione, tragedia, transaxle, tuning, zuffenhausen
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Arriva un giorno nella vita di un uomo in cui nella mente nasce spontanea una domanda: cosa governa il Mondo? Assetati lettori di UnderNoiseLevel che cercate una risposta a questa domanda, mi rivolgo a Voi… Voi, che avete dubbi esistenziali… Voi, che vi siete rifugiati in una qualunque religione, scrupolosamente scelta con il medesimo criterio adoperato dall’admin di questo sito… Voi, che avete trovato un precario riparo dietro qualche organizzazionemovimentocultosettavattelapesca… Voi, andate a cercare la vostra risposta altrove. Qui si fanno solo irriverenti illazioni. A chi, invece, non avesse seguito l’ultimo link consiglio di proseguire nella lettura.
Premessa/promessa: al fine di fomentare evitare spiacevoli tafferugli informatici e/o divertenti quanto pericolosi cocktail party tra i commenti, in questo articolo si ricorrerà alla filosofia solo se strettamente necessario; ma, per aumentare l’interesse, verrà parimenti incrementato il livello di irriverenza e sbeffeggio gratuiti.
I fatti
Correva il 1931 quando a Zuffenhausen (Germania) un tuner dell’epoca e suo figlio davano vita ad un prodotto che li avrebbe resi inverosimilmente ricchi. Notevole. Ma è ormai opinione comune che c’è sempre un rovescio della medaglia, un dazio da pagare, se volete un proporzionato compenso che Madre Natura richiede al momento della concessione di un privilegio di tale portata. Come saldarono il debito i due famosi carrozzieri? Con una graduale, inesorabile, costante e divertente – per me – perdita di dignità. Ma procediamo per gradi.
Il sapore dei soldi
Le cose non avvengono mai per caso; è la storia che lo insegna, ma anche la matematica. Dunque è possibile rintracciare una causa per ogni evento – relazione causa/effetto. Interminabili istanti di semiduro pseudolavoro sono stati necessari per rintracciare la causa scatenante della perdita di dignità dei suddetti motoristi tedeschi, e quindi del loro marchio: la loro nazionalità. I tedeschi sono noti per la loro dedizione al lavoro, su questo non credo ci sia ombra di dubbio; meno immediato, ma facilmente verificabile tramite interrogazione ad un qualunque economista, risulterà comprendere che lo scopo di un’impresa è massimizzare i profitti. Dunque la nazionalità dei soggetti li ha costretti a scendere a compromessi sul piano tecno-filosofico portandoli presto a restare confinati in una trappola di dignità dal profilo esponenziale. Assurdo? Già! E proprio per questo molto interessante.
L’epilogo di una tragedia in “numeri”
Un po’ di sano campanilismo non ha mai fatto male ad alcuno. Ma da qui a farsi prendere la mano il passo è breve – testimonio. Ogni Nazione ha le proprie tradizioni, le proprie usanze. Spesso trattasi di leggi non scritte che appaiono, a ragione o torto, innate negli individui che popolano le rispettive Nazioni. Ebbene la filosofia motoristica è una di quelle tradizioni radicate nei Popoli di molti Paesi; ma è doveroso ricordare che spesso quelle che vengono ritenute tradizioni altro non sono che ridicole credenze diffuse al solo scopo di sopire momentaneamente l’insofferenza dell’individuo dovuta all’evidente mancanza di vere tradizioni. Nota ed apprezzata è la filosofia inglese in ambito automobilistico: le prestazioni sono inversamente proporzionali alla massa del veicolo, dunque il miglioramento prestazionale viene ricercato nel contenimento del peso. Intelligente, difficile da raggiungere, efficace ma… l’automobilismo inglese non esiste più: inghiottito dalle crudeli leggi del mercato, è ormai proprietà di investitori esteri. Incredibile? Ma vero. Pur troppo nobile per gli anni che corrono, la filosofia motoristica italiana sopravvive invece discretamente bene, con poco numerosi ma straordinari casi di eccellenza confinati, purtroppo, nei settori più elitari. Volutamente non verrà illustrata la tradizione nostrana per evitare imperdonabili miscugli sacro/profano. Si passerà invece ad indicare alcuni Paesi che vantano una presunta tradizione in campo motoristico: la Spagna, la Francia e la Germania. Il primo esemplare di Porsche, datato appunto 1931, era il risultato di una accurata e straordinariamente riuscita “politica” di costruzione basata sul recupero di componenti poveri, modificati senza mai perdere d’occhio l’obiettivo di contenimento dei costi. Una scelta economicamente vincente, ma che negli anni a venire avrebbe presentato un conto salato da pagare. Ben presto si diffuse tra gli amanti – e dunque acquirenti – di Porsche l’assurda credenza che lo schema “motore posteriore a sbalzo” fosse una caratteristica tipica e irrinunciabile ma – vi ricordo – questa scelta tecnica fu dettata dall’esigenza di contenere i costi. A sostegno di questa tesi si può portare un esempio lampante: la seconda vettura prodotta dalla Casa fu la famosa 550 Spyder a motore centrale – proclamo la libertà a saltare sulla sedia. Quello che successe in seguito è logica conseguenza, troppo banale per essere spiegata se non fosse che i lettori siete voi.
Con il passare degli anni ogni tentativo di Porsche di svincolarsi dalla ignobile configurazione fondamentalmente economica – e soprattutto portatrice di bassezza tecnica – fallì miseramente a causa della stessa clientela che, ogni giorno, ne decreta la grandezza economica. Continuare ad infierire diventa a questo punto un infantile gioco sadico; è per questo e per altri ancor più futili motivi che l’articolo proseguirà con…
L’affondo finale
L’ultimo spasmo sbeffeggiatorio altro non è che un breve quanto pesante elenco di tentativi di redenzione.
- 1977 – Porsche 928: questo modello fu introdotto per sostituire la 911. Mai accettata dalla clientela quale erede di quest’ultima, fu sviluppata a partire da un’idea piuttosto semplice ma molto efficace: copiare spudoratamente la classica sportiva italiana.
- 2003 – Porsche Carrera GT: a distanza di 26 – ventisei, dannazione – anni il management redditizio – e poco coraggioso – Porsche scopre che si può costruire un’automobile realmente competitiva, copiando – stavolta la filosofia inglese, motore centrale – senza spacciarla per un’erede della 911. Errare è umano, perseverare è diabolico.
Il lettore ormai esausto vorrebbe, a questo punto, una risposta al quesito iniziale. Questa assurda pretesa si scontra con lo spirito di questo sito che, autoinvestitosi profeta, invita alla riflessione. Dunque conclusione migliore per questo articolo non può che essere quella in cui si ricorda che se Porsche ha compreso che non è giusto perseverare nel tentativo di sostituire la 911, perseverare nell’ottica di affondare ulteriormente la propria dignità è il destino inesorabile di questa azienda. Di cosa si parla? Naturalmente della Boxter/Cayman (quest’ultima ormai efficace su strada quasi quanto una 911), nonchè del Cayenne (e qui Porsche mi mostra il fianco), ed ultimo ma non ultimo l’innominato.
Il Dio Denaro è sempre in agguato. Diffidate – ma non troppo.



addetti marketing accusati di dadaismo 18 Maggio 2009
Posted by davideprompt in incommestibile ma vero.Tags: audi, commenti, dadaismo, faringeo, ferrari, frisch, maranello, marketing, michael, pubblicità, r8, riflesso, video, vomito, youtube
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Da qualche giorno a questa parte è possibile godere, in televisione, del miglior parto intellettuale di Audi di sempre: la pubblicità della R8 V10. Buona visione. I mugolii sono concessi.
Analizziamo il video. Un’auto con molti cavalli attraversa un centro abitato in cui è nato un mito, gli abitanti stentano a trattenere il riflesso faringeo, alcuni la inseguono con un mezzo a bassissime prestazioni, l’auto in questione sfugge mascolinamente al suo inseguitore con uno sfoggio di potenza davvero notevole. Manca solo un piccolo particolare per rendere perfetto questo quadretto: Michael Frisch che si infligge sonore martellate sui testicoli.
Eppure
Prego leggere qui.
Non li capirò mai gli italiani…